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Torino-Lione Con le unghie e con i denti

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Come tutti ben sanno, il progetto dell'Alta Velocità in Italia prevede anche una "gradevole" attraversata della Val di Susa, per il collegamento Torino-Lione.

Carica della polizia a Corso Torino.
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Bild: Carica della polizia a Corso Torino. / Ares Ferrari (CC BY-SA 3.0 unported)

10. August 1998

10. 08. 1998

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6 min.

Correzione
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Negli ultimi anni si parlato molto di questa opportunità; imprenditori, assessori ecologisti, giornalisti, sindaci, "esperti del settore" e ministri vari hanno gentilmente dispensato a destra e a manca le loro irrinunciabili opinioni e argomentazioni al riguardo. Argomentazioni a nostro avviso del tutto fuorvianti, quando non volutamente ipocrite e mistificatorie.

Questa nostra saggia convinzione deriva dalla certezza che chi progetta, chi appoggia, chi finanzia l'Alta Velocità, non potrà che evideriziame la presunta utilità; cosi come sindaci, assessori e politicanti vari, per conservare la propria credibilità politica, non possono non cavalcare il malumore della gente avanzando qualche timida obiezione al progetto.

Cio che tutti questi immondi figuri non potranno mai dire è esattamente cio che metterebbe in crisi i loro infami progetti sulle nostre vite e sul nostro futuro; ed è esattamente cio che preme dire a noi: che cos'è veramente l'Alta Velocità, a chi realmente puo interessare un simile procetto, perché opporvisi e - conseguentemente - in che modo.

L'Alta Velocità è un progetto che ha dichiaratamente come obiettivo l'aumento della rapidità nella circolazione di merci e di uomini ridotti a merce. La realizzazione di questo obiettivo viene spacciata per una conquista che tutti gli uomini dovrebbero desiderare, mentre in realtà è una conquista soltanto di chi questa falsa necessità ha creato.

A quale uomo sensato, infatti, pub interessare attraversare sempre piu veloce territori devastati dal suo stesso passaggio? Chi mira ad azzerare le distanze considerando lo spazio un ostacolo piuttosto che il libero campo di gioco delle proprie attivitä e dei propri desideri? A chi preme tenere la contabilità di ogni nostro minuto, farsi inghiottire dalla tirannia della fretta, spianare colline, bucare monti, tagliare boschi per arrivare sempre prima?

Certamente non a chi vuole vivere libero, ma, al contrario, a chi vuole ulteriormente consolidare il potere di comandare e di abbruttire. Il capitalismo insomma, dopo aver imposto a tutti il bisogno di spostarsi velocemente, di lavorare per sopravvivere, di svagarsi e di consumare, trova i modi per farlo nel modo migliore e pretende anche che tutti si sentano coinvolti e felici di questo "progresso".

In particolare, la tanto sbandierata creazione di posti di lavoro, uno dei cavalli di battaglia dei sostenitori della Velocità, è esemplare per l'insensatezza del ricatto che vi sottende: otto ore al giorno in un cantiere di nocività per devastare il territorio in cui si vive e per potere in un domani orrendamente prossimo - andare a lavorare ancora piü in fretta. Una conquista davvero irrinunciabile.

Ma non finisce qui. Come di norma accade nel mondo democratico, l'ipocrisia non è una prerogativa di una soltanto delle parti in causa, ma di tutte o quasi.

Ed ecco infatti che, appena si diffonde un certo malumore tra la popolazione della Val di Susa nei confronti del TAV, i professionisti del recupero scendono in campo per non farsi scavalcare da un dissenso che potrebbe andare troppo in là. Il ruolo di questi sciacalli del consenso, nel caso specifico Rifondazione Comunista, i Verdi e le associazioni ambientaliste, è fin troppo evidente: intervenire puntualmente là dove si è creata una spaccatura tra gli interessi del Capitale e la popolazione, per gestire il conflitto negli ambiti della pacifica e inconcludente chiacchiera democratica, con cui si chiede di cambiare qualcosina affinchd il tutto resti uguale.

Che l'Alta Velocità porterà enormi anni ambientali e cosa nota a tutti (dissesti idrogeologici, inquinamen acustico, aumento dell'inquinamento elettromagnetico, rottura degli equilibri faunistici, ecc.), ma che questo aspetto - il piu evidente e l'unico criticato dagli ambientalisti si possa risolvere con delle barriere antirumore, con qualche modifica al tragitto, o - addirittura facendo pas sare la linea in un altra valle, è una stupidaggine che si commenta da sola.

 Il nodo della questione sta infatti in una concezione e in una gestione delle nostre vite, dei tempi e degli spazi, come un fastidioso intoppo alla produzione e alla circolazione delle merci; i danni ambientali non sono che una inevitabile conseguenza di tale gestione capitalista delle risorse. Allora il conflitto, l'unico che merita di essere combattuto e vinto, è quello tra uomini che ancora amano la libertà - da una parte - e il Capitale, con le sue strutture e i suoi omuncoli dall'altra. Ma i riformisti, verdi, rossi o neri che siano, questa banalità non la diranno mai, perché sanno bene che sarebbero i primi a finire con le chiappe per terra. In questa palude di menzogne e parzialità, ci sembra che gli unici argomenti se non altro seri e sinceri siano stati gli attacchi e i sabotaggi ad opera di coloro che di questo treno e di questo ennesimo sopruso non ne vogliono affatto sapere.

Su questa "violenza" ambientalisti e riformisti sono scatenati dapprima nella condanna di tali gesti - "che nuocciono alla vera e democratica lotta ambientalista" - poi in una gara a chi la sparava piu grossa: "sarà opera di qualche pazzo furioso, di qualche provocatore, di imprenditori assatanati o addirittura dei Servizi segreti". Tutti insomma, tranne ovviamente colore i quali hanno realmente interesse a sabotare questa ennesima nocività.

Successivamente, tre persone dell'area anarchica vengono arrestate con l'accusa di essere responsabili degli attentati. Che lo siano effettivamente o meno non è un problema che sembra preoccupare ROS e magistratura, cosi come la morte in carcere di Edoardo Massarl e il suicidio di Maria Soledad Rosas durante gli arresti domiciliari. Sono cose che capitano. L'importante è trovare qualcuno a cui far rivestire i panni del nemico di tutti.

Ecoterroristi. Cosi li hanno chiamati. Ma che cosa vuol dire questa parola?  Chi sono i veri terroristi? Quelli che devastano intere vallate per aumentare profitti e controllo sociale o coloro che decidono di opporvisi con i mezzi che ritengono piu opportune? Fa piu paura un traliccio ad Alta tensione sotto casa o una molotov gettata contro un cantiere di nocività? Noi non abbiamo dubbi.

Terrorista è chi, a suon di menzogne e di galere, impone un progresso che è soltanto il progresso del suo potere di rovinarci la vita. Terrorista è chi ci imprigiona, ci amministra, ci umilia e ci uccide quotidianamente in nome di un bene comune che altro non è se non il bene dello Stato e del Capitale. Noi stiamo dall'altra parte, con tutti gli uomini che ancora sognano una vita diversa, affrancata da tali maledizioni.

Quello che proponiamo e l'abbandono della rassegnazione a un mondo che - ci dicono - non pur essere altro che cosi com'è; se non peggio. Proponiamo un'ostilità permanente a progetti come quello dell'Alta Velocità, che sono il concreto strumento di un progresso inevitabilmente nemico dell'uomo.

I compagni di questa lotta si sveleranno lungo il cammino, i nemici sono già schierati e individuabili da subito. Sono i sostenitori della follia tecnologica, sono uomini in carne ed ossa e strutture concrete, simboli della vita offesa, sono tutti i politici e i riformisti - i migliori cani da guardia del potere - che vogliono gestire le lotte altrui per far si che non cambi mai nulla.

I metodi potranno essere dallo sciopero selvaggio alla non collaborazione, dal boicottaggio al sabotaggio, a tutti quelli che la fantasia e il confronto ci permetteranno di scoprire e di sperimentare. La nostra liberazione non puo limitarsi alla difesa dell'ambiente o dei piccoli risultati già ottenuti con lotte precedenti, ma deve necessariamente passare attraverso l'attacco alle nocività che ci circondano.

Tenendo sempre presente che il mondo che abbiamo di fronte è tutto d'un pezzo, che l'Alta Velocitä non è che una sua parte, e che criticarla ed attaccarla è un primo passo verso l'eliminazione delle case storiche di simili orrori. Il nostro e il grido di chi stanco di dover sopravvivere difendendosi dalla nocivitä del potere. E, ancora una volta, il grido della rivolta.



Coordinamento contro l'alta nocivita

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